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La donna dai capelli turchini e sua figlia Prima di conoscere la favola di Pinocchio, avevo ascoltato, dalla mia tata, molte storie che avevano come protagonista “la donna dai capelli turchini” con la sua bambina.La trama era sempre quella, con infinite varianti: la bambina dai capelli turchini veniva rapita dai “morti” e sua madre li implorava di restituirla: Cominciavano le trattative: i morti ponevano le loro condizioni, la madre disperata tentava di scendere a patti.Alla fine, madre e figlia potevano ritrovarsi, ma per poco, Una nuova storia di rapimento e restituzione ricominciava.
Demetra e Core Questa narrazione rivela la persistenza di un antico mito mediterraneo, di cui troviamo tracce nell’epica e nella tragedia greca: Core (Persefone), figlia di Demetra, dea della fecondità della terra, viene rapita da Ade, signore del regno dei morti. La madre si mette alla ricerca della figlia: la terra inaridisce e i raccolti si seccano. Alla fine, la dea ottiene che la figlia le venga restituita, ma solo per metà dell’anno: il tempo in cui la terra è fertile e maturano le messi.
Leggende sui capelli turchini Certamente l’autore di Pinocchio conosceva le leggende popolari che si raccontavano fra Toscana e Romagna(“fole”, si chiamavano) dove comparivano la “donna dai capelli turchini” e la sua compagna cattiva: “la donna dai denti rossi”, assetata di sangue. La donna dai capelli turchini nelle leggende non è né strega né fata: è fondamentalmente disposta al bene ma la necessità di giungere a un compromesso con i morti la mette in una situazione ambigua e inquietante. Nelle molte “puntate” della fola, deve provocare la morte di qualcuno, per pagare ai rapitori il riscatto, a volte chiede l’aiuto di un personaggio importante, a volte semplicemente non riesce a rivedere la figlia e vagabonda si aggira senza pace per tutta la terra, soprattutto all’alba e al crepuscolo.Il “turchino” – azzurro cupo - è colore simbolico dei passaggi: fra luce e ombra, fra giorno e notte, sonno e veglia.
La fata La “fata dai capelli turchini” che incontriamo in Pinocchio accoglie tutti questi simboli: va e viene fra vita e morte, è un po’ bambina e un po’ mamma.Si presenta come “la bambina dei morti” mentre Pinocchio sta scappando dagli Assassini, poi ricompare in veste di buona fata e si prende cura di lui. In seguito si finge morta e lascia Pinocchio a piangere sulla sua tomba. Quando riappare non è più bambina, ma donna e può fargli da mamma. Lo aiuta a diventare un bambino vero.
Azzurrina Questi motivi simbolici sono stati evidentemente intrecciati e fusi con un fatto realmente accaduto: la scomparsa, per morte violenta di una bambina albina cui erano stati tinti i capelli di scuro per dissimularne la diversità: la figlia del conte Malatesta, entrata nella leggenda con il nome di Azzurrina.La madre tenta di salvarla, ma non ci riesce: La bambina rimane per sempre prigioniera in un luogo sotterraneo (le antine del castello), il suo corpo non viene mai ritrovato: si fa viva – dicono – ogni cinque anni – al solstizio d’estate. Il materiale leggendario mette in forma e permette di raccontare una vicenda drammatica che doveva essere frequente nel passato, anche se mai chiaramente raccontata: l’eliminazione di un bambino non accettato a causa di una sua diversità o anomalia fisica. Così, l’immagine di una bambina dai capelli azzurri, sospesa fra il regno dei vivi e quello dei morti, si fonde con quella di una bambina fatta sparire perché il suo strano colore non portasse disonore alla famiglia.In questa sua nuova forma, la bambina dai capelli turchini non è del tutto perduta, ma è ancora in grado di sollecitare l’immaginazione di scrittori e raccontatrici di storie.
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