"Moby Dick". H. Melville - capitolo 42 - .
Il romanzo “Moby Dick” di Herman Melville, scritto intorno al 1850, è un grande classico della letteratura americana, tradotto in italiano da Cesare Pavese. Diversi films e sceneggiati ne sono stati tratti, anche se spesso utilizzando solo l’aspetto avventuroso e facendone un “western dei mari” Si tratta di una narrazione epica della caccia alla balena, attività a quel tempo lecita e importante, ma anche di una specie di enciclopedia che contiene una visione del mondo, con riflessioni filosofiche, teologiche e scientifiche
Un intero capitolo è dedicato alla “bianchezza”, con tutte le immagini sublimi e perturbanti che si sono impresse nell’inconscio collettivo (con riferimento esplicito all’albinismo).
Questa, in sintesi, la trama: il capitano Achab ha un solo scopo nella vita: catturare la leggendaria balena bianca Moby Dick, che anni prima gli ha causato l’amputazione di una gamba. La sua ossessione non arretra di fronte a gravi rischi e all’opposizione di un ufficiale che tenta di fargli capire “l’empietà” della sua sete di vendetta. La caccia a Moby Dick, la balena albina, ha assunto per lui il significato di una lotta contro il Mostro degli abissi, il biblico Leviatano, il principio stesso del Male.
Propongo le citazioni più significative (la parte centrale è invece un riassunto).
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“In molti oggetti naturali, la bianchezza aumenta e raffina la bellezza, come se le impartisse qualche sua speciale virtù: come nei marmi, nelle camelie e nelle perle “Popoli diversi hanno riconosciuto nel colore bianco una qualità di preminenza regale e un’aura di sacralità: grandi animali bianchi (l’elefante, il cavallo, il bisonte, l’aquila, l’albatro dei mari) sono considerati emanazioni della divinità. e ispirano una naturale venerazione.La bianchezza è stata sempre associata alla potenza e alla benevolenza divine: bianco doveva essere l’animale offerto agli Dèi, presso i popoli che praticavano sacrifici. Questo simbolismo continua nel Cristianesimo: nell’Apocalisse i redenti portano vesti bianche, e bianchi sono i paramenti dei sacerdoti cattolici in alcune occasioni solenni. Il bianco rappresenta l’incorruttibilità della giustizia nella cappa bianca del giudice (un tempo fatta di pelliccia bianca) Secondo l’autore “questa supremazia vige nella stessa razza umana, dando all’uomo bianco un’autorità ideale sopra ogni stirpe bruna”Il bianco è inoltre simbolo di gioia: per i Romani una pietra bianca significava un giorno fortunato (da cui il modo di dire, tuttora usato: segnare albo lapillo, (con una pietruzza bianca, un segno bianco col gesso), un giorno che merita di essere ricordato per un evento felice.C’è poi il bianco della sposa, che significa candore e verginità, ma è anche un augurio di felicità senza ombre. [...] “Ma ci sono altri casi, in cui la bianchezza perde completamente quella strana aggiunta di sublimità che l’informa nel cavallo bianco e nell’albatro.In un uomo albino, cosa c’è che ripugna in modo così particolare e spesso offende l’occhio, tanto che a volte egli è aborrito persino da amici e familiari. E’ la bianchezza che lo fascia e che si esprime nel nome che porta. L’albino non è meno ben fatto degli altri, non ha alcuna sostanziale deformità, eppure basta quella bianchezza che lo copre tutto a renderlo, chissà perché, più orribile del più orrendo aborto.
Come spiegarlo?
“E’ questa qualità inafferrabile che rende l’idea della bianchezza, quando è separata da associazioni più benigne e accoppiata con un oggetto qualunque che sia terribile in se stesso, capace di accrescere quel terrore fino all’estremo. Ne sono prova l’orso bianco polare e lo squalo bianco dei tropici: cos’altro se non la loro bianchezza soffice e fioccosa li rende quegli orrori ultraterreni che sono?”[...]“Forse, con la sua indefinitezza, la bianchezza adombra i vuoti e le immensità crudeli dell’universo, e così ci pugnala alle spalle col pensiero dell’annientamento mentre contempliamo gli abissi bianchi della via lattea? Oppure la ragione è che nella sua essenza la bianchezza non è tanto un colore, quanto l’assenza visibile di ogni colore e nello stesso tempo l’amalgama di tutti i colori, ed è per questo motivo che c’è una vacuità muta, piena di significato, in un gran paesaggio di nevi, un omnicolore incolore di ateismo che ci ripugna? [...]E andando ancora oltre, ricordiamo che il cosmetico misterioso che produce tutte le tinte del mondo, il gran principio della luce, rimane sempre in se stesso bianco e incolore, e se operasse sulla materia senza mediazione, darebbe a ogni oggetto, anche ai tulipani e alle rose, la sua tinta vuota. [...]E di tutte queste cose, la balena albina era il simbolo.Perché allora vi meraviglia questa caccia feroce?
Per saperne di pIù:
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