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"Moby Dick " - (1851) cap. 42 - H. Melvill Ma ci sono altri casi in cui la bianchezza perde completamente quella strana aggiunta di sublimità che l’informa nel cavallo bianco e nell’albatro... In un uomo albino, cos’è che ripugna in modo così particolare e spesso offende l’occhio, tanto che a volte egli è aborrito anche da amici e familiari. E’ la bianchezza che lo fascia e che si esprime nel nome che porta. L’albino non è meno ben fatto degli altri, non ha alcuna sostanziale deformità, eppure basta quella bianchezza che lo copre tutto a renderlo, chissà perché, più orribile del più orrendo aborto. Come spiegarlo? […] Forse, con la sua indefinitezza, il bianco adombra i vuoti e le immensità crudeli dell’universo, e così ci pugnala alle spalle col pensiero dell’annientamento mentre contempliamo gli abissi bianchi della via lattea?. Oppure la ragione è che nella sua essenza il bianco non è tanto un colore, quanto l’assenza visibile di ogni colore e nello stesso tempo l’amalgama di tutti i colori, ed è per questo motivo che c’è una vacuità muta in un gran paesaggio di nevi, un omnicolore incolore di ateismo che ci ripugna? […] Ricordiamo che il cosmetico misterioso che produce tutte le tinte del mondo, il gran principio della luce, rimane sempre in se stesso bianco e incolore e, se operasse sulla materia senza mediazione, darebbe a tutte le cose, anche ai tulipani e alle rose, la sua tinta vuota.
E di tutte queste cose, la balena albina era il simbolo. Per saperne di più:
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